Considerazioni…

Caro aspirante skialper,

hai visto le foto degli amici su Instagram in ambienti mozzafiato, ammirato i video fatti con la GoPro dal tuo vicino di casa, ascoltato racconti di discese spaziali su pendii di neve vergine e….. hai deciso di avvicinarti a questo sport.

Beh, allora sappi un paio di cose che altrimenti scopriresti solo dopo aver speso almeno un migliaio di euro di attrezzatura!

Dimenticati i sabato sera in giro a fare baldoria. La sera precedente alla gita va dedicata alla preparazione minuziosa dei materiali, regolazione dei ramponi, calibrazione del carico, controllo dell’ARVA, scelta dell’abbigliamento, preparazione dei viveri;

la sveglia dello scialpinista suona sempre prima dell’alba, se ti va bene alle 6, altrimenti prima;

metti in conto un tragitto in macchina di diverse ore perché, ovunque tu abiti, cercherai sempre la neve, l’itinerario, la destinazione migliore…. che non è mai fuori dalla porta di casa;

quando finalmente tu e il tuo strato soft shell avrete raggiunto la giusta termoregolazione con il riscaldamento dell’auto sarete arrivati e dovrai affrontare uno shock termico di almeno -30°C;

nel momento stesso in cui ti infilerai gli scarponi ti ricorderai che ti facevano male proprio in quel punto e quel dolore ti accompagnerà per tutta la giornata;

dimenticati la powder snow che hai visto nei video e nelle foto dei tuoi amici. Quella la troverai una volta su dieci…. se sei fortunato. Le altre nove volte preparati ad affrontare neve crostosa, marcia, ghiacciata, sassi, radici…..

Bene. Si parte. Qualsiasi sia il tuo grado di allenamento il cuore batte all’impazzata, manca il respiro, fanno male muscoli in ogni parte del corpo e nella testa passano mille pensieri: ma chi me lo ha fatto fare? Chi ha scelto questo itinerario? E’ l’ultima gita che faccio. Quanto mancherà? Cosa ho messo nello zaino che è così pesante? Questi sci non vanno bene. Bello il panorama ma dove sarà la cima?

Mentre sei lì che sbuffi e ti impegni per mantenere un’andatura costante senti un fruscio di pelli dietro di te e ti accorgi che qualcuno ti ha raggiunto e si appresta a superarti. Passi se si tratta di un tizio in tutina con l’attrezzatura da Kilian al Trofeo Mezzalama ma quando ti supera un settantenne con attacco Fritschi Diamir da 2 kg pensi che forse dovresti dedicarti ad altro.

In qualche modo raggiungi la vetta. In quel breve attimo di sospensione tra la salita e la discesa succede una cosa stupefacente. E’ come se qualcuno schiacciasse il pulsante “reset” e tutto quello che ti è passato per la testa durante la salita fosse cancellato. Non che la discesa sia meno impegnativa della salita! Anche scendere è un’impresa che richiede concentrazione e lucidità ma c’è un grande senso di appagamento nel lasciarsi portare a valle dalla forza di gravità contro cui, con tanto sforzo, si è precedentemente combattuto.

E questo appagamento raggiunge il culmine quando scorgi all’orizzonte la tua auto parcheggiata molte ore prima! Ti senti un eroe che torna dalla guerra, con le vesciche ai piedi a fare da medaglie. E il lunedì è tutto dimenticato, sei già li che fremi in attesa del momento di infilare di nuovo gli sci ai piedi e ripartire…. in salita! (Anonimo!)